Tra vigne eroiche, cantine e tradizioni, scopri il cuore enologico del Ponente ligure autentico
Se c’è una cosa che definisce Soldano più di ogni altra, è il vino. Non un vino qualsiasi, ma il Rossese di Dolceacqua, il primo vino ligure ad aver ottenuto la denominazione DOC nel 1972. Un riconoscimento importante, certo. Ma qui non viene vissuto come un traguardo, bensì come una naturale conseguenza di una storia lunga secoli. Perché a Soldano il vino non è solo un prodotto: è identità, cultura, paesaggio.


Per capire davvero il Rossese, bisogna uscire dal borgo e salire tra le colline.
Le vigne si trovano su terreni scoscesi e terrazzati, spesso tra i 300 e i 600 metri di altitudine .
Sono sostenute da muretti a secco e lavorate esclusivamente a mano.
Il vitigno stesso è delicato, con acini a buccia sottile e sensibile alle malattie: richiede attenzione costante e produzioni non sempre regolari .
È per questo che si parla di viticoltura eroica.
Non è una definizione romantica. È una realtà quotidiana.

Il Rossese è un vitigno autoctono raro, profondamente legato a questo territorio.
Studi genetici hanno dimostrato che è strettamente imparentato con il Tibouren francese, ma si è sviluppato in modo unico in questa zona della Liguria .
Oggi viene coltivato principalmente tra Val Nervia e Valle del Verbone (o Valle Crosia), principalmente nei comuni di Soldano, Dolceacqua e San Biagio della Cima.
È un vitigno che non si è diffuso altrove: ed è proprio questa la sua forza.

Il Rossese di Dolceacqua DOC deve essere prodotto con almeno il 95% di uve Rossese .
Le caratteristiche previste dal disciplinare sono precise:
Esiste anche la versione Superiore, con requisiti più stringenti e un affinamento più lungo.

Il Rossese nasce da un equilibrio unico tra mare e montagna.
Qui convivono elementi fondamentali come l’esposizione solare costante, la ventilazione marina, i terreni poveri e minerali e la forte escursione termica. Questo microclima permette al vino di sviluppare una personalità elegante e riconoscibile.
Le vigne spesso guardano il mare, ma affondano le radici in terreni rocciosi e complessi. È proprio questo contrasto a dare carattere al vino.
Il Rossese non è un vino potente. È un vino fine, sottile, narrativo.
Nel bicchiere si presenta con:
Al palato:
È un vino che non colpisce subito.
Si lascia scoprire lentamente.

A Soldano il vino è familiare. Le aziende sono spesso piccole, legate a generazioni di viticoltori. Qui si coltivano gli stessi terreni da decenni. Le vigne sono eredità, non investimento. Entrare in una cantina significa entrare in una storia.

Il Rossese non vive solo nel calice, vive nel paesaggio.
Le colline di Soldano sono un mosaico di filari ordinati coltivati su terrazzamenti sorretti da secolari muretti in pietra a secco, inondati di luce e circondati da macchia mediterranea. Un paesaggio costruito dall’uomo nei secoli, antropizzato, ma perfettamente integrato nella natura.
A Soldano il vino si vive.
Puoi visitare vigneti percorrendo il trekking nelle vigne oppure prenotando una visita guidata con degustazione in una delle Aziende Agricole locali. Se invece sei in zona nel mese di agosto puoi prendere parte ad uno degli eventi più amati della zona, la Rossese Experience Week, che culmina nella sua festa più celebre “Nelle nicchie del Rossese”, una serata di musica, prodotti tipici e soprattuto degustazioni di Vino Rossese, direttamente dai produttori che assieme ad esperti vi accoglieranno presso postazioni dedicate lungo le vie del borgo antico.
Una serata in cui il borgo diventa un percorso enogastronomico diffuso, tra vicoli e piazze.

Un vino da vivere, non solo da bere
Bere Rossese a Soldano è diverso.
È bere un vino nel luogo in cui nasce.
È parlare con chi lo produce.
È guardare le vigne mentre lo assaggi.
È un’esperienza vivida, autentica che ricorda l’importanza di rallentare e concedersi qualche momento di relax a ritmo lento, lasciandosi guidare dai profumi e dai silenzi del paesaggio.
Perché scoprirlo
Il Rossese non è il vino più famoso d’Italia.
Ma è uno dei più autentici: è raro, è territoriale, è identitario.
Ed è, probabilmente, il modo più diretto per capire Soldano.
Perché qui il vino non è solo qualcosa da bere.
È parte dell’atmosfera, è qualcosa da sentire, da vivere con tutti i sensi, dentro e fuori dal calice.
È un’esperienza vivida, autentica che ricorda l’importanza di rallentare e concedersi qualche momento di relax a ritmo lento.
Testi a cura di Gaia Cassini. Si ringraziano Fausto Amalberti e il sito soudan.it per le informazioni e i materiali utilizzati come fonte primaria.